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SCARICARE FASICA TONICA

Posted on Author Muran Posted in Sistema


    Contents
  1. C'è differenza tra muscoli tonici e muscoli fasici?
  2. Recettori sensoriali
  3. Le unità motorie e le loro plasticità in relazione al movimento
  4. Recettori sensoriali

Il segnale prodotto dai recettori fasici prende il nome di scarica fasica. I recettori a lento adattamento o recettori tonici, non modificano in modo significativo la. Recettori tonici: inducono una scarica di impulsi a frequenza costante per Recettori fasici (rapido adattamento): generano una scarica di impulsi solo all' inizio. Muscoli Tonico-Posturali e Fasici in piedi o seduti, eccetto, "forse", quando la notte dormiamo e si riduce la scarica neuronale diminuendo il "tono muscolare". Recettori fasico-tonici: rispondono all'inizio dello stimolo con una breve scarica fasica ad elevata frequenza che poi si riduce notevolmente mantenendosi per.

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Il muscolo è il secondo elemento meccanico di cio' che gli osteopati hanno chiamato "il fascia". Molti fisioterapisti sono rimasti alla vecchia concezione della muscolatura come unica responsabile di una serie di patologie cosiddette muscolari che spiegherebbero l'origine di dolori, deformazioni, ecc… Tutti i trattamenti dovrebbero dunque passare per un lavoro muscolare costituito da movimenti contro resistenza.

Dobbiamo abbandonare questa concezione errata, quest'idea sbagliata che la ginnastica sia una terapia. Abbiamo tre tipi diversi di muscolatura e non sono praticamente mai causa primaria della patologia, ma sempre la vittima di un'alterazione fisiologica.

Il nostro sistema locomotore ha il compito di avvolgere due grandi funzioni tra loro complementari ma fisiologicamente del tutto distinte: la "funzione dinamica" quella dei nostri gesti e dei nostri movimenti e la "funzione statica" che controlla la posizione eretta in tutte situazioni di locomozione.

Si ritiene che questi neuroni abbiano una funzione di innesco, in quanto solo con l'arresto della loro attività sarebbe possibile per i neuroni burst produrre il segnale di impulso che dà inizio al movimento saccadico. E stato inoltre dimostrato che circa la metà dei neuroni omnipause mostrano una significativa riduzione di attività anche durante i movimenti lenti di inseguimento.

Il collicolo superiore è una lamina formata da sette strati, disposta sulla superficie dorsale del mesencefalo, sopra l'acquedotto di Silvio. Viene suddiviso in due regioni funzionalmente separate, scarsamente interconnesse e con distinte proiezioni anatomiche. I tre strati piu' superficiali fanno parte delle vie visive extragenicolate e non sono direttamente coinvolti nel controllo oculomotore. Essi ricevono afferenze visive sia dalla retina sia dalla corteccia striata; la loro uscita principale è rivolta alle aree corticali visive striate ed extrastriate, attraverso la stazione talamica del pulvinar.

Gli strati intermedi e profondi del collicolo superiore contengono invece una mappa dello spazio visivo, nella quale viene rappresentata la posizione dell'oggetto d'interesse verso il quale deve essere spostato lo sguardo.

Rappresentazione topografica dei movimenti saccadici All'inizio degli anni Settanta David A. Robinson ha scoperto che la microstimolazione elettrica delle lamine intermedie del collicolo superiore evoca un movimento saccadico verso una determinata posizione del campo visivo controlaterale.

L'ampiezza e la direzione della saccade evocata dipendono dalla posizione della punta del microelettrodo sulla superficie del collicolo: le regioni rostrali corrispondono ad aree del campo visivo vicine al punto di fissazione, le regioni piu' caudali ad aree piu' periferiche, secondo un preciso ordine topografico. Se viene applicata una stimolazione continua nel tempo, gli occhi eseguono una sequenza di saccadi con identica ampiezza e direzione, ciascuna a partire dalla posizione finale della precedente.

La registrazione nella scimmia dell'attività neuronale del collicolo superiore durante i movimenti oculari naturali ha dimostrato che la posizione del bersaglio rispetto alla fovea è codificata dall'attività di una particolare classe di neuroni di tipo burst, situati negli strati intermedi.

Queste cellule scaricano una serie di potenziali ad alta frequenza circa 20 ms prima dell'inizio di ogni saccade. Per ciascun neurone l'inrensità del burst è massimale per movimenti di una particolare ampiezza e direzione e via via decresce per movimenti che si discostano da quello preferito. Sebbene i singoli neuroni rispondano per un'ampia gamma di movimenti saccadici, l'insieme dei neuroni collicolari codifica in modo molto preciso ampiezza e direzione della saccade da eseguire.

Questo avviene mediante una sorta di sommazione vettoriale, nella quale ciascun neurone contribuisce con una componente diretta lungo la propria direzione preferita. Questo meccanismo di codifica neuronale, che prende il nome di codice di popolazione, è molto simile alla codifica della direzione del movimento dell'arto superiore da parte della corteccia motoria.

Piu' recentemente è stato dimostrato che il collicolo superiore non contiene semplicemente una rappresentazione dell'errore motorio saccadico, ovvero una precisa codifica delle proprietà metriche di ogni singola saccade da eseguire. Piuttosto l'attività neuronale del collicolo superiore riflette la posizione nello spazio visivo di un oggetto d'interesse verso il quale si vuole dirigere lo sguardo, indipendentemente dal tipo di movimento che sarà eseguito per raggiungere lo scopo.

Per esempio, se la testa è libera di muoversi, gli ampi spostamenti dello sguardo evocati dalla stimolazione delle parti piu' caudali del collicolo sono prodotti da un movimento coordinato degli occhi e della testa.

Gli strati intermedi e profondi inviano abbondanti proiezioni ai centri premotori' del tronco encefalico, nei quali avviene la trasformazione dell'informazione spaziale in uscita dal collicolo nei comandi motori richiesti per eseguire la risposta motoria piu' appropriata, al fine di dirigere lo sguardo verso una determinata posizione del campo visivo. Le componenti fasica e tonica della scarica di un motoneurone oculare durante un movimento saccadico vengono generate da una rete di neuroni situati nel tronco encefalico, a, Rappresentazione schematica del circuito premotorio situato nel tronco encefalico che controlla un movimento saccadico verso destra.

I pallini bianchi rappresentano neuroni eccitatori, quelli blu inibitori; i triangoli bianchi e blu rappresentano sinapsi, rispettivamente, eccitatorie e inibitorie, b, Per una saccade orizzontale, la componente fasica impulso relativa alla velocità oculare viene fornita da neuroni burst eccitatori situati nella formazione reticolare pontina paramediale FRPP. La componente a gradino, che codifica la posizione oculare, viene fornita da neuroni di tipo tonico a seguito di un'integrazione in senso matematico dei segnali dei neuroni burst.

Questi neuroni fanno parte dell'integratore neuronale, localizzato nel nucleo preposito dell'ipoglosso per i movimenti orizzontali e nel nucleo inter-stiziale di Cajal per i movimenti verticali. L'innesco per l'esecuzione del movimento saccadico viene fornito da neuroni pontini omnipause di tipo inibitorio.

C'è differenza tra muscoli tonici e muscoli fasici?

Questi neuroni esercitano una potente azione inibitoria tonica sui neuroni burst, che si interrompe per la sola durata del movimento saccadico a seguito di segnali di controllo provenienti dal collicolo superiore o dalle aree corticali di controllo saccadico Attività correlata alla fissazione e ai movimenti lenti d'inseguimento Questa visione moderna del collicolo superiore, cioè come una mappa topografica in cui venga rappresentato un fine motorio da raggiungere spostare o mantenere nella fovea l'immagine di un oggetto di interesse , è ulteriormente supportata dalla dimostrazione del suo coinvolgimento anche nel controllo dei movimenti lenti di inseguimento e durante la fissazione di un bersaglio stazionario.

Infatti, i neuroni situati nella parte piu' rostrale, che nella mappa collicolare corrisponde a posizioni vicine alla fovea, modulano la loro scarica sia durante i movimenti saccadici di piccola ampiezza sia durante i movimenti d'inseguimento.

Si ritiene che quest'attività sia determinante per la soppressione dei movimenti oculari indesiderati, in quanto questi neuroni esercitano al tempo stesso un'azione inibitoria sulle parti piu' caudali del collicolo superiore e inviano proiezioni eccitatorie ai neuroni omnipause situati nel nRIP del ponte.

Uno spostamento dello sguardo dal punto di fissazione richiede pertanto che, oltre all'aumento dell'attività di scarica dei neuroni situati nel punto corrispondente sulla mappa collicolare, venga anche temporaneamente soppressa l'attività dei neuroni di fissazione situati nel polo rostrale.

La comprensione della funzione del collicolo superiore ha subito negli ultimi anni profonde modificazioni: dal considerarla una semplice area premotoria per il controllo della metrica saccadica, si è passati a ritenerla un centro di controllo della direzione dello sguardo, indipendentemente dal fatto che questo fine sia raggiunto mediante la fissazione, movimenti d'inseguimento lenti o saccadi.

Recettori sensoriali

Sebbene molti siano ancora gli aspetti da chiarire, le linee di ricerca correnti sono volte ad appurare il coinvolgimento del collicolo superiore anche in funzioni di tipo cognitivo, quali la selezione di un oggetto d'interesse in una scena visiva complessa e l'indirizzamento dell'attenzione selettiva. Spostamento dello sguardo in risposta a stimoli non visivi è noto che è possibile dirigere lo sguardo non soltanto verso bersagli visivi, ma anche verso un punto dello spazio nel quale si sia localizzata una sorgente sonora, oppure verso una parte del corpo che ha ricevuto una stimolazione attile.

Questo significa che i comandi oculomotori vengono generati non solo sulla base di stimoli visivi, ma anche a partire da informazioni uditive e somestesiche. Si tratta evidentemente di un complesso problema di trasformazione sensomotoria, nella quale informazioni spaziali codificate da modalità sensoriali diverse devono essere trasformate in una rappresentazione comune di segnale di errore motorio.

In questo processo è ancora una volta coinvolto il collicolo superiore. Anche queste risposte sono organizzate in modo topografico. Vale a dire che sulla superficie del collicolo superiore è presente una rappresentazione ordinata non solo del campo visivo, ma anche della superfi'cie corporea e dello spazio uditivo circostante. In altre parole, stimoli provenienti da una determinata posizione spaziale rispetto al punto di fissazione inducono l'attivazione neuronale della medesima area della mappa del collicolo superiore, indipendentemente dalla modalità sensoriale coinvolta.

Per esempio, una sorgente sonora viene localizzata rispetto alla posizione delle due orecchie, in un sistema di riferimento legato all'asse corporeo, indipendentemente dalla direzione in cui si sta guardando. Corteccia cerebrale Numerose sono le aree della corteccia cerebrale coinvolte nel controllo dei movimenti oculari di spostamento dello sguardo.

Le aree di maggiore rilevanza sono i campi oculari frontali COF e i campi oculari supplementari COS nel lobo frontale, e aree della corteccia parietale posteriore CPP nella regione del solco intraparietale.

Inoltre, vi sono regioni nel lobo temporale, corrispondenti all'area temporale mediale TM e all'area temporale mediale superiore TMS , importanti soprattutto per i movimenti lenti d'inseguimento, alle quali viene demandato il compito di analisi del movimento degli stimoli visivi.

Aree oculomotorie nei lobi frontali I COF sono situati nell'uomo intorno alla parte laterale del solco precentrale e sono composti da due campi separati e adiacenti, implicati nel controllo delle saccadi e dei movimenti lenti di inseguimento. Nell'area saccadica sono presenti neuroni che scaricano prima e durante le saccadi dirette verso una specifica posizione del campo visivo controlaterale campo di movimento.

Inoltre, la stimolazione elettrica di quest'area evoca movimenti saccadici diretti verso il campo di movimento dei neuroni stimolati. Parimenti, nell'area corrispondente ai movimenti lenti, sono presenti neuroni che scaricano durante l'inseguimento di bersagli visivi, con una spiccata specificità direzionale.

Questa è l'unica area corticale la cui stimolazione è in grado di evocare movimenti oculari d'inseguimento lento. Vi sono importanti differenze tra l'attività di quest'area corticale rispetto a quella del collicolo superiore.

Infatti i COF non scaricano in concomitanza di tutti i movimenti oculari, ma solo di quelli che rivestono una particolare rilevanza comportamentale. Per esempio, essi non vengono coinvolti nelle risposte saccadiche automatiche che deviano lo sguardo verso stimoli visivi improvvisi, poco importanti per il compito che si sta eseguendo.

Le unità motorie e le loro plasticità in relazione al movimento

Al contrario, si ritiene che i COF siano essenziali per la soppressione di movimenti oculari verso stimoli distrattori, che tendono a far distogliere lo sguardo dall'area di interesse.

Inoltre, a quest'area è riconosciuto un ruolo fondamentale nei processi decisionali che, sulla base di fattori cognitivi, portano all'identifi'cazione e alla selezione del bersaglio visivo verso il quale si vuole eseguire uno spostamento volontario dello sguardo.

Per quanto riguarda i movimenti lenti di inseguimento, i COF sono essenziali per poter seguire in modo predittivo la traiettoria di un oggetto visivo non stazionario. I COS sono invece situati nel giro frontale superiore, anteriormente all'area motoria supplementare. Essi sono ampiamente interconnessi con i COF e la CPP e sembrano avere un ruolo meno diretto nel controllo dei movimenti saccadici e di inseguimento lento.

Si ritiene siano soprattutto coinvolti nei movimenti oculari guidati da fattori cognitivi, invece che evocati da stimoli esterni. Per esempio, i neuroni dei COS sono maggiormente attivati quando si deve dirigere lo sguardo verso un particolare lato dell'oggetto di interesse, piuttosto che verso una semplice localizzazione spaziale, oppure in risposta a istruzioni astratte per esempio, "sposta lo sguardo in direzione opposta allo stimolo visivo".

Inoltre essi svolgono un ruolo importante nell'apprendimento e memorizzazione di sequenze di movimenti oculari. Elaborazione corticale delle informazioni visive per il controllo oculomotorio Spostare lo sguardo nella scena visiva richiede che vengano fornite al sistema oculomotorio informazioni inerenti alla posizione e al movimento degli stimoli visivi.

Sebbene l'informazione sulla posizione sia soprattutto rilevante per la programmazione saccadica, mentre quella sulla velocità per l'esecuzione dei movimenti lenti d'inseguimento, è ormai dimostrato che entrambi i segnali vengono utilizzati, sia pure in misura differente, per la programmazione di entrambi i tipi di movimenti oculari.

Un ruolo fondamentale nella selezione e localizzazione spaziale degli oggetti di interesse è svolto da aree nella CPP, situate all'interno e intorno al solco intraparietale. Vi è una stretta relazione tra movimenti saccadici e attenzione visiva tanto che, nella maggior parte dei casi, lo spostamento dell'attenzione su un nuovo oggetto d'interesse è accompagnato da un movimento saccadico di foveazione su di esso.

Alcuni neuroni in queste aree rispondono a stimoli visivi che cadono nel proprio campo recettivo solo quando questi costituiscono anche il bersaglio di un possibile movimento saccadico. D'altra parte, questi neuroni rispondono agli stimoli che attraggono l'attenzione anche quando il movimento saccadico viene volontariamente soppresso.

Le lesioni della CPP nell'uomo, specialmente quelle localizzate nell'emisfero destro, inducono la sindrome di emi'negligenza spaziale, nella quale il paziente presenta forti disturbi attentivi, sino a ignorare completamente qualunque stimolo sensoriale venga presentato nell'emispazio controlaterale. E importante sottolineare che per molte delle funzioni della CPP è stato individuato un contemporaneo coinvolgimento dei COF.

In effetti, è stata dimostrata l'esistenza di forti interconnessioni anatomiche tra le due aree. Un'analisi precisa della velocità degli stimoli visivi in movimento è senza dubbio essenziale per la programmazione dei movimenti lenti d'inseguimento. Infatti essi richiedono che il sistema oculare generi un comando motorio che muova gli occhi alla stessa velocità del bersaglio. Questo segnale di velocità è il risultato di un'analisi visiva delle proprietà cinematiche dell'oggetto, a opera delle aree TM e TMS situate nei lobi temporali.

Non desta quindi sorpresa che la capacità di eseguire movimenti lenti d'inseguimento venga fortemente ridotta a seguito di una lesione di queste aree. I COF inviano estese proiezioni agli strati intermedi del collicolo superiore, sia direttamente sia attraverso il circuito oculomotorio dei nuclei della base nucleo caudato e parte reticolata della sostanza nera.

Sono inoltre descritte proiezioni dirette alle regioni premotorie della formazione reticolare pontina e mesencefalica, a dimostrazione del fatto che i COF sono in grado di controllare gli spostamenti dello sguardo anche senza l'intervento del collicolo superiore.

D'altra parte anche i deficit nell'esecuzione saccadica conseguenti alla lesione dei COF sono temporanei e si manifestano soprattutto quando il bersaglio viene presentato insieme a stimoli irrilevanti che fungono da distrattori. Piu' marcata, sebbene ancora una volta non completa, è la compromissione dei movimenti lenti indotta dalla lesione dei COF, che si accompagna all'impossibilità di eseguire un inseguimento predittivo del bersaglio. Per ottenere l'abolizione completa e permanente dei movimenti oculari volontari occorre una lesione combinata sia dei COF sia del collicolo superiore.

Cervelletto Un'altra struttura che riveste un ruolo determinante per il controllo dei movimenti oculari volontari è il cervelletto.

Recettori sensoriali

La via efferente dal cervelletto è costituita da proiezioni dirette dal paraflocculo verso l'integratore neuronale nuclei vestibolari e preposito dell'ipoglosso e da proiezioni dal verme verso il circuito premotorio nella formazione reticolare, mediate dal nucleo intracerebellare del fastigio.

Tradizionalmente, la via corticopontocerebellare è stata considerata la via discendente principale per il controllo dei movimenti lenti d'inseguimento. In realtà è appurato che il cervelletto è essenziale per il controllo di tutti i tipi di movimenti oculari. Le lesioni cerebellari non aboliscono i movimenti oculari, ma li rendono molto variabili e inaccurati. Lesioni del paraflocculo insieme al flocculo inducono deficit marcati e prolungati nei movimenti di inseguimento e l'incapacità di mantenere una fissazione stabile verso un bersaglio periferico.

Lesioni del verme alterano profondamente l'accuratezza e la dinamica sia dei movimenti saccadici sia di quelli lenti di inseguimento. Bisogna infine rammentare il ruolo essenziale che il cervelletto svolge nei processi di plasticità e adattamento dei movimenti oculari, in linea con la sua funzione determinante in tutti i processi di apprendimento motorio. Movimenti di vergenza I movimenti di vergenza si sono sviluppati nelle specie dotate di visione binoculare, nelle quali è indispensabile che la proiezione dell'oggetto visivo d'interesse cada nella fovea di entrambe le retine, al fine di evitare il verificarsi di uno sdoppiamento dell'immagine percepita diplopia.

In realtà, vi è una ristretta regione spaziale davanti e dietro il punto di fissazione nella quale, anche se gli oggetti proiettano la propria immagine in punti non corrispondenti delle due retine disparità retinica , la visione non risulta sdoppiata.

In questa regione spaziale il limitato grado di disparità retinica viene utilizzato dal cervello per dare origine alla sensazione di profondità, mediante la quale emerge una percezione vivida e indipendente delle qualità tridimensionali degli oggetti. Oltre un certo limite la disparità retinica dà origine alla percezione di un'immagine doppia. Affinchè l'immagine dell'oggetto torni a cadere sulla fovea di entrambe le retine, è richiesto un movimento disgiunto degli occhi, nel quale entrambi gli occhi ruotano in direzione nasale.

In questo caso, in cui gli occhi ruotano l'uno verso l'altro, si dice che ha luogo un movimento di convergenza. Se invece l'oggetto si allontana e gli occhi ruotano entrambi in direzione temporale, viene prodotto un movimento di divergenza. I movimenti di vergenza richiedono la coordinazione dei soli muscoli retti orizzontali mediale e laterale.

La maggior parte degli spostamenti dello sguardo nella scena visiva avviene mediante movimenti saccadici tra oggetti situati a distanze diverse rispetto all'osservatore.

Per sua natura il sistema saccadico genera movimenti perfettamente coniugati che, per i movimenti orizzontali, sono garantiti da un rigido accoppiamento dei motoneuroni dei muscoli retto laterale e retto mediale controlaterale, attraverso le proiezioni internucleari tra i nuclei abducente e oculomotore comune.

La componente di vergenza, che deve compensare la diversa profondità del bersaglio, viene generata da un sistema completamente indipendente e sommata al comando di controllo saccadico. Il movimento di vergenza è piu' lento di quello saccadico: inizia prima e dura di piu'.

Gli studi di L. Mays e collaboratori hanno individuato un piccolo gruppo di neuroni situato nella formazione reticola re mesencefalica, che agisce da centro di controllo della vergenza. I segnali di controllo motorio che da questo originano raggiungono i motoneuroni oculari attraverso vie indipendenti da quelle del sistema saccadico e sono, infatti, risparmiati da lesioni che interessano il fascicolo longitudinale mediale [sindrome delVoftalmoplegia internucleare.

Attivazione del sistema di vergenza Il grado di convergenza dei globi oculari viene determinato dal centro di controllo della vergenza sulla base di una stima della distanza del punto di fissazione. Quattro sono i segnali capaci di attivare indipendentemente il sistema di vergenza. Innanzitutto un segnale di disparità binoculare. Tale feedback è esercitato principalmente attraverso efferenze glutamatergiche dalla PFC Il fatto, quindi, che le anomalie della fisiologia corticale e la disregolazione dopaminergica siano state studiate per decenni come fenomeni fisiopatologici separati e non come potenzialmente legati ad un "cuore" neuropatologico cellulare ha rallentato la comprensione dei fenomeni fisiopatologici associati alla schizofrenia.

Alcune delle modificazioni cellulari e comportamentali che ne conseguono, incluso una compromissione sociale 65 e deficit di WM 66 , mimano quelli riscontrati in pazienti con schizofrenia. Analoghe alterazioni non si riscontrano in animali con lesione ippocampale indotta in età adulta, a dimostrazione che la conseguenza di un danno provocato in età neonatale non determina una semplice perdita di input , ma piuttosto un cambiamento nella plasticità dello sviluppo della corteccia prefrontale.

Inoltre, il segnale di NAA solo a livello della DLPFC prediceva, a livello dello striato, sia il rilascio basale che il rilascio indotto da stimolo della DA, e la direzione della relazione era invertita e cioè in condizioni di steady-state, più bassi livelli di NAA in DLPFC predicevano un minore rilascio di DA, laddove dopo stimolazione prefrontale con amfetamina, più bassi livelli di NAA predicevano un più elevato rilascio di DA sempre a livello dello striato Inoltre, come abbiamo già accennato, le disfunzioni della corteccia prefrontale in tale disturbo sono state postulate ormai da lungo tempo, sin da quando si è giunti ad una più moderna concettualizzazione della patofisiologia della schizofrenia.

Gli studi di neuroimaging e le ricerche di base hanno fornito quindi, ampie evidenze circa le disfunzioni intuite in entrambi i sistemi coinvolti nella patofisiologia del disturbo.

Una questione cruciale è stata, ed è, se e come tali fenomeni patofisiologici interagiscano. Più in dettaglio, una piccola popolazione di terminali della PFC instaura contatti sinaptici con i neuroni dopaminergici che proiettano a loro volta alla PFC, finendo per costituire un circuito in cui i due sistemi si regolano a vicenda. La gran parte poi dei terminali della PFC che arrivano alla VTA pare che abbiano come loro bersaglio neuroni dopaminergici e GABAergici che proiettano a loro volta su siti di bersaglio ancora sconosciuti.

La tesi, quindi, che neuroni mesencefalici dopaminergici iperattivati potrebbero rappresentare un effetto "a valle" di anomalie della funzione prefrontale, è stata proposta come spiegazione per la coesistenza di alterazioni dopaminergiche sia a livello corticale che subcorticale 15 47 59 In particolare, più i neuroni prefrontali erano patologici, minore era il rilascio basale di dopamina, ma maggiore quello in seguito a stimolo farmacologico con anfetamina.

Ancora, Meyer-Lindenberg et al. Questi ultimi sono anomalie biologiche misurabili e stabili, che hanno una chiara base patofisiologica e che sono rappresentati da tratti biologici cognitivi, di neuroimaging ed elettrofisiologici e che costituiscono, in definitiva, un passo biologico intermedio nel percorso eziologico che conduce dalla suscettibilità genetica ai fenomeni patofisiologici che sottendono le sindromi cliniche.

Un fenotipo ormai ampiamente utilizzato nello studio della schizofrenia è proprio la WM. Come abbiamo più volte ricordato, la corteccia prefrontale, poi, ha un ruolo chiave nelle performance di un task di WM sia negli animali che negli uomini 56 Recenti evidenze 54 suggeriscono che la COMT rappresenti un interessante gene candidato proprio per il suo impatto sulla funzione dopaminica prefrontale.

Ovviamente è tutta da dimostrare la presenza ed il funzionamento di tali neuroni GABA. Di recente, sono stati introdotti nella farmacoterapia della schizofrenia dei nuovi antipsicotici, i cosiddetti "atipici", che sembrano essere più efficaci nel trattamento dei sintomi negativi e dei deficit cognitivi.

Se il rilascio di DA è influenzato dal polimorfismo COMT, è possibile ipotizzare che effetti terapeutici differenziali del trattamento con un antipsicotico di seconda generazione potrebbero essere associati con tale polimorfismo. Utilizzando un approccio simile, abbiamo recentemente condotto uno studio in pazienti con schizofrenia per valutare gli effetti del genotipo COMT sulle variazioni nella sintomatologia, nelle performance di WM, e sulla fisiologia della corteccia prefrontale in risposta al trattamento con olanzapina Questi farmaci si caratterizzano per una minore comparsa di effetti collaterali di tipo extrapiramidale e per un minor rischio di comparsa di discinesie tardive in confronto agli antipsicotici di prima generazione o tipici.

Fondamentale poi, per il trattamento dei deficit cognitivi e dei sintomi negativi, sembra essere la loro capacità di aumentare il rilascio di DA a livello della PFC 83 86 87 in confronto ad i vecchi antipsicotici. A tal proposito, è utile chiarire alcuni concetti teorici alla base di questi nuovi farmaci.

I neuroni dopaminergici contengono dei recettori D2e D3 che sono sensibili al neurotrasmettitore endogeno DA e ad i suoi agonisti, la cui funzione è quella di regolare la sintesi e la liberazione di DA La strategia di utilizzare un agonista parziale come agente antipsicotico, si basa su una serie di aspetti farmacologici.

I recettori della DA posseggono, come abbiamo già accennato, degli autorecettori, sensibili alla stessa DA e ad i suoi agonisti e questi funzionano in maniera tale da ridurre la sintesi ed il rilascio di DA nonché nel ridurre il firing neuronale in determinate condizioni.


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